La presunzione che gli importi messi a disposizione del socio a titolo di anticipo da una società soggetta all'imposta sul valore aggiunto siano, salvo prova contraria del reddito distribuito a tale socio [CGI, punto 111, lettera a)], non si applica quando gli importi in questione non sono stati messi direttamente a disposizione della persona interessata, ma di una società di persone di cui essa è socio. Nel caso in cui l'Amministrazione avesse reintegrato nel reddito imponibile di un socio di una società a responsabilità limitata somme che essa aveva considerato come anticipi messi indirettamente a sua disposizione dalla società a responsabilità limitata, per il tramite di società immobiliari di cui egli era anche socio, il Consiglio di Stato ha ritenuto che l'Amministrazione potesse statuire in tal senso solo a condizione che la società immobiliare in questione potesse dimostrare che la società immobiliare in questione Il Consiglio di Stato precisa tuttavia che tale principio può essere applicato solo nel rispetto delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di onere della prova.

Nel caso di specie, tuttavia, il contribuente si era astenuto dal contestarle, dopo aver ricevuto la notifica dei miglioramenti. Spettava quindi a lui dimostrare il carattere esagerato delle imposte contestate (LPF, art. R. 194-1), ad esempio stabilendo di aver rimborsato tali anticipi prima della fine dell'esercizio durante il quale la SARL li aveva concessi... cosa che non ha fatto.

Maître Grégory Damy, avvocato della legge di Nizza, diritto tributario.