Con sentenza del 27 luglio 2012, il Consiglio di Stato ha dichiarato illegali le disposizioni di un documento urbanistico locale (ex POS o PLU) che vietano in linea di principio o limitano il diritto concesso a qualsiasi proprietario di suddividere i propri terreni.

I loro autori non hanno la competenza di vietare il diritto concesso ai proprietari di procedere, alle condizioni previste dal libro IV del codice dell'urbanistica, alla divisione dei terreni in vista della costruzione di edifici, un diritto che partecipa all'esercizio del loro diritto di disporre della loro proprietà.

Il Consiglio di Stato ritiene che "vietando in linea di principio le assegnazioni in una o più zone da esso delimitate, la regolamentazione di un piano regolatore o di un piano regolatore locale prevede norme che vanno al di là di quelle che la legge autorizza a prescrivere". Solo il legislatore può quindi fissare i limiti, vietare in modo generale e assoluto la creazione di assegnazioni in una o più zone.

Egli ritiene che tale potere rientri nell'esercizio del diritto di disporre dei suoi beni. L'articolo 544 del Codice Civile stabilisce che la proprietà è il diritto di godere e disporre delle cose nel modo più assoluto, e l'articolo 17 della Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino descrive la proprietà come un "diritto inviolabile e sacro". Questa libertà fondamentale facilita la vittoria della città sulla campagna e la banalizzazione e standardizzazione dei paesaggi. Il dibattito rimane aperto.

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